MB

©  by Mariella Bogliacino. All rights reserved.

Testi critici

Mariella Bogliacino - Il TEMPO e la MEMORIA 2017 a cura di Silvana Nota

Simbologie e il Mito di Aphrodite - Canto d’Amore alla MadreTerra

Artista visuale, già docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico statale “Renato Cottini” di Torino, accanto all’attività nel campo della pittura e pittura plastica bidimensionale - tridimensionale, del libro d’artista, delle scritture calligrafiche e delle nuove tecnologie applicate all’arte, collabora con gallerie e istituti scolastici nello sviluppo di progetti artistici, portando avanti, in parallelo, un’intensa attività espositiva in Italia e all’estero.

In mostra presenta una serie di opere a muro, e installative, che esprimono l’essenza della sua ricerca incentrata intorno al Mito di Aphrodite e al suo riferimento alla Grande Madre e alla Natura.

Nascono da questo punto di partenza i cicli tematici legati alla Dea e ai simboli fondamentali della sua figura: i Vulcani, la Colomba, la Rosa, il Delfino, che nell’ elaborazione artistica assumono il ruolo di ulteriori fonti d’indagine poetica tra cui Il Ventre di Aphrodite, Madre feconda, generatrice di vita e di bellezza. La lettera A, che affiora in molti lavori come costante, coincide con l’iniziale di Aphrodite ma anche con la parola Amore, simboleggiando la forza creatrice e la passione tra Terra e Cielo. Un universo, quello di Mariella Bogliacino, dove l’amalgamarsi di spirito e materia danno origine a rinnovati spazi di pensiero sulla cui onda si delineano comprensioni che superano tempo ed epoche. Per esprimerne tutta l’intensità, ultilizza nei propri lavori impasti di rossi caldi e profondi sui quali l’oro si adagia con eleganza, accostandosi alle tonalità fredde ed eteree del mare.

Opere che trovano ulteriori e originali esiti nelle versioni videoart e gif, realizzate con libertà sperimentale alla luce del suo linguaggio stilistico e concettuale.

 

Silvana Nota

testo critico per "Il Tempo e la Memoria" (Bogliacino-Erovereti-Montà-Sorda)

Palazzo Lomellini - Carmagnola, dal 10 marzo al 9 aprile 2017 

https://www.premioceleste.it/ita_artista_news/idu:63792/idn:38720/

APERTAMENTE 2016

 

è una mostra retrospettiva, nella quale Mariella Bogliacino si relaziona con lo spazio circostante, che si delinea e rinnova nelle diverse collocazioni delle opere, trasferendo sulle superfici idee e composizioni potenzialmente illimitate.

Si va da un'opera del periodo giovanile di fine anni '70 a quelle più sintetiche degli anni '80-'90, sino ad arrivare alle più recenti. 

Le opere piu' essenziali preludono all'evolversi dello stile e della tecnica verso la ricerca attuale.

Questi lavori pittorici sono composizioni nelle quali la lettera A - intesa come origine e principio cosmico - si associa ad un immagine, assumendo significato e creando nella mente dell'osservatore un forte legame evocativo e comunicativo. 

Sul piano della ricerca si fa strada un forte bisogno di passare dalla pittura bidimensionale a quella più materica, che porterà l'artista ad esplorare in modo differente forme e colori, dando vita ad una serie di frammenti figurativi e tridimensionali.

Verso la metà degli anni '90  avviene l'incontro con il libro d'artista: interessata a sperimentare questa originale forma espressiva Mariella scopre nuove prospettive creative: è per lei un momento particolarmente proficuo, che la spinge ad un'analisi di forme realizzate con l'uso di pittura, scrittura e scultura.

Da questo momento la ricerca si arricchisce dei nuovi e fondamentali elementi, che la seguiranno sino all'attuale percorso.

Con curiosità studia e approfondisce le tematiche a lei care: la natura e la mitologia greca, nonché le problematiche dell'esistenza, che in "Magma", "Vulcani", "Delfini" e nel "Ventre di Afrodite" troveranno il terreno adatto per l'approfondimento di questo affascinante universo.

Fondamentale permane il concetto di ciclicità del tempo, in quanto Mariella Bogliacino non considera mai concluse le sue fasi produttive: come nella vita e nella natura si ripete l'alternanza delle stagioni in un continuo fervore di luci e colori, così nella sua pittura il passato è il punto di snodo di una ricerca sempre in divenire, dal quale attingere e trarre nuove idee e proposte.

 

Irene Montà, marzo 2016

 

Sit number 15: Il VENTRE di AFRODITE

 

http://www.reteculturalevirginia.net/sites/reteculturalevirginia.net/files/31/Sit%20number%2015%20Il%20Ventre%20di%20Afrodite%20mariella%20bogliacino%20NpG%20To%20q.mov

Mariella Bogliacino
Una mostra pittorica e contemporaneamente plastica, che vede protagonisti gli ultimi lavori dell’artista piemontese.
Il tema del ventre di Afrodite, già affrontato dalla Bogliacino sul libro d’artista e su una serie di opere su carta, si è arricchito di nuovi elementi in questa ultima produzione pittorica.
Da sempre animata da un profondo interesse per la natura e la mitologia greca, l’artista rivolge la sua attenzione al dualismo dea-donna e alla femminilità intesa nei suoi aspetti più profondi e incisivi:forza creatrice e creativa, capacità di amare e generare, di trasformarsi e trasformare.
La sua è una pittura raffinata, materica e gestuale, in cui linee sinuose disegnano il corpo della Dea, avvolta in panneggi che emergono dalla tela come bassorilievi.
Accanto alle tele ispirate alla figura dell’Afrodite di Milo, troviamo i simboli che accompagnano il mito della dea: la rosa, le colombe, il mirto,il melograno…in un discorso di continuo approfondimento delle matrici – Natura e Mito - al centro della ricerca dell’artista.
Simboli e miti che trovano radici in tempi antichi ma che divengono più che mai attuali nell’interpretazione e nel gesto pittorico, al contempo delicato e vigoroso, così caratteristico delle opere di Mariella Bogliacino.

Npg Veronica Perrone  Renato Bongiovanni


Mostra a cura di
Npg - Non Permanent Gallery


Testo critico
Irene Montà


“Il tema del Ventre di Afrodite compare per la prima volta nel 2006 in occasione dell’ Artist’s  Book Exhibition della città di Székesfehérvàr, in Ungheria.
La ricerca - basata inizialmente sul libro d’artista e su una serie di opere su carta – si arricchisce via via di nuovi elementi, per culminare poi nel 2009 con l’attuale ciclo di opere omonime.
L’artista, da sempre affascinata dall’arte e dalla mitologia greca, si sofferma nuovamente sulla figura dell’Afrodite di Milo, che diventa l’emblema del dualismo Dea-Donna, mediante il quale il divino e l’umano si mescolano l’un l’altro, quasi a formare un tutt’uno.
Mariella Bogliacino fa assumere alla figlia Irene la posa della celebre statua ed in questo anche la scelta della modella non è casuale, in quanto il “Ventre di Afrodite” significa tutto: contenere, generare, amare … una mostra tutta al femminile per sottolineare ancora una volta la forza primigenia della natura e la prorompente energia che scaturisce dal ventre della Madre Terra.
L’intera esposizione è permeata da uno spiccato simbolismo, che ha come protagonista la materia, il corpo: l’artista immagina di rivestire, come allora, la modella che posava per l’Afrodite di Milo ed assesta con cura le pieghe sinuose della tunica umida che lambisce il corpo, per poi cogliere l’essenza del tutto.
Le tematiche Natura - Mito evolvono quindi dalle precedenti ricerche e traspongono sulle tele contenuti sempre nuovi ed attuali, come in una sequenza continua.
I simboli della dea, tra i cui numerosi appellativi figurano anche “Anadiòmene”(emersa dal mare), “Antheia” (dea dei fiori e protettrice dei giardini) ed “Aurea” (così venne chiamata da Omero in poi) si perdono invece nella notte dei tempi e sono quelli di cui è costellata la mitologia e la letteratura greca: la rosa, il mirto, il melograno, i delfini, i cigni, le colombe (che trainavano il suo carro), i passeri … Una suggestiva leggenda narra di Afrodite che, correndo in aiuto di Adone morente, si punge il piede con la spina di una di quelle rose bianche che diverranno scarlatte perché intrise di quel sangue divino, laddove il sangue di
Adone versato sulla terra sarà l’emblema della rinascita. Tale episodio è stato tramandato da alcuni autori greci e dal poeta Claudiano, mentre nel famoso Epitaffio di Adone, Bione di Smirne narra di rose sbocciate dal sangue dell’amato e di anemoni nati dalle lacrime della dea ( “… scorre il pianto di Afrodite, scorre il sangue di Adone: le gocce, a terra, diventano fiori. Nasce la rosa, dal sangue; dalle lacrime l’anemone”).
Una peculiarità dell’esposizione è data dal fatto che alcune opere sono speculari: la rosa bianca rimanda infatti a quella rossa, il cui tono acceso evoca a sua volta gli scenari infuocati di Efesto, sposo di Afrodite.
Inoltre, la rosa spirale assume anche una valenza simbolica (il sesso femminile), mentre la materia delle opere rimane quella “magmatica”, che scaturisce dalle viscere della terra per poi immergervisi ancora, dando la sensazione-illusione di trasformarsi da sé in un assiduo fluire…Già a partire dal V secolo a.C. con il celebre aforisma “πάντα ῥεῖ" (”Panta rei”, tutto scorre) la filosofia eraclitea esprimeva in modo magistrale il continuo evolvere del tempo, degli elementi, nonché di noi stessi uomini, immersi nell’universo di un incessante divenire, intenti a ricercare l’essenza primigenia delle cose, quasi a sfiorare le sconfinate
profondità dell’anima.
L’esposizione comprende alcuni lavori frutto di precedenti ricerche, quali il Libro Afrodite e Vulcani 2000, dai quali deriva l’attuale percorso. 

 

Irene Montà,  2009

VULCANI

 

…Evoluzione del precedente ciclo Magma (supporti esagonali raffiguranti porzioni di lava

illusoriamente trasformati in cubi), l’opera si sviluppa nello spazio in una serie di multipli la cui matericità sfiora realisticamente la plasticità magmatica.

Non sono nuovi nei dipinti della Bogliacino gli effetti tridimensionali; le tecniche miste, usate anche nei precedenti lavori, instaurano un rapporto simbiotico tra i materiali impiegati e i soggetti raffigurati (nel ciclo Ferite le pieghe delle garze sovrapposte diventano le rugosità dolenti della carne lacerata).

Nel lavoro Vulcani l’uso di gesso e colla, elementi poco duttili – invece della creta molto più malleabile – dà origine ad un amalgama dalla consistenza simile a quella lavica. La plasticità del segno è quindi anche il risultato dell’impegno gestuale determinato dalla scelta di materiali poco arrendevoli e di rapida essiccazione – così come la solidificazione del magma a causa del raffreddamento. La realizzazione dell’opera è dunque concettualmente una sfida che coinvolge anche la sfera fisica, una lotta contro il tempo e l’opposizione della materia che simbolicamente riflette l’energia della natura……Così il magma primordiale, cuore incandescente della Terra, da materia inanimata si è trasformato in organismo vivente.

E ad un organismo vivente fa pensare una delle opere: una lunga sequenza di moduli rettangolari in cui l’alternanza di luce ed ombra, terra e fuoco, vuoto e pieno, creano un ritmo di adagi e maestosi andanti. Dal cratere esplosivo della tela centrale si dipartono due interminabili scie infuocate che avanzano o arretrano lungo crinali ondeggianti in rilievi e avvallamenti come il profilo sinuoso di un corpo disteso. Ma è un corpo ferito così come ferita è la Terra, ed il magma che fuoriesce dalle fratture della roccia è la linfa vitale dell’immenso corpo terrestre che scorre come il sangue dalla pelle lacerata delle Ferite.

Macrocosmo e microcosmo si contrappongono e coesistono. La carne e la roccia, pur nella loro apparente diversità, sono creature vive, unite dal destino comune a tutto ciò che ha un’origine: esaltazione e angoscia, creazione e disfacimento. Le lacerazioni della carne però, quasi fossero automutilazioni, sono cromaticamente e formalmente più controllate, nel lavoro Vulcani invece il turbamento dinanzi all’immane forza della natura si traduce in un’esplosione cromatica e una libertà gestuale ancora più intense che nei lavori precedenti…

 

Settembre 2000                                                         tratto dal testo critico di Maria Erovereti

AMARE

 

Amare colori e forme. Questa è, a tutte lettere, la peculiarità del percorso estetico di Mariella Bogliacino, insito sui valori del mezzo pittorico, qualificando con verifiche e approdi successivi le sorgenti emozionali decantate in una rigorosa progettualità.

Dalle primissime esperienze di marca naturalistica dove virgulti e ramaggi si avviluppavano per tutta la lunghezza del foglio di carta, si assiste ora ad una progressiva cristallizzazione del segno in forma di lettera o, totalmente dissolto nella materia cromatica. E in tal caso la matrice classica emerge in queste doppie valenze, contemplate nel termine greco "στοιχεῖον" (stoikheion) che indicava contemporaneamente segno e materia, lettera ed elemento. Infatti il segno A che appare in molte opere qui esposte è un concetto innanzitutto linguistico, è un suono ma è anche evocatore di energia, la stessa energia pulsante emessa da ogni singolo quadro, porzione di spazio che presuppone, attraverso una forma analitica di germinal painting, un propagarsi allo spazio reale.

Amare le doppie valenze per la Bogliacino significa dunque focalizzare una riflessione in termini estetici fra le lettere, entità minime della comunicazione, e gli elementi primordiali come la terra, il mare, il cielo, instillando a noi osservatori la sensazione di essere medialisticamente in possesso di un occhio meccanico, le cui zoomate ci procurano effetti acquei o terrosi suggerendo una dilatazione anche in profondità. Una profondità fluente che non si distingue dalla superficie ma si identifica con la sua qualità luminosa.
Inevitabilmente il segno A acquisisce valore di psicosmogramma e diviene portatore di un significato potenziale, mediatore tra l’uomo e il cosmo, le cui proliferazioni di senso si configurano, alla fine di questo Millennio, come rimandi puntuali ad una quintessenza esistenziale priva ormai di identità certa e di un “the end” che chiuda le innumerevoli narrazioni.


Marzo 1993            Ivana Mulatero



LA NATURA E LA CULTURA


Il lavoro pittorico (e plastico contemporaneamente) di Mariella Bogliacino può essere letto, in primo luogo, come “opera potenziale in divenire’ che contiene insite possibilità narrative e denotative, atte ad esprimere, a partire dalla loro pura essenza germinale, un’idea su una natura fortemente permeata dalla cultura contemporanea. Tale stato associativo ci guida inoltre verso l’idea di un tempo che muovendo da un remoto passato, transita senza soluzione di continuità nel nostro presente, per accamparsi in un probabile futuro senza fissa dimora. Sappiamo che il divenire rappresenta il passaggio dalla potenza all'atto e, nel suo continuo attuarsi, sposta il piano della virtualità a quello del reale conosciuto. Ma in questi lavori recenti dell’artista piemontese, il livello esplicativo sembra non attuarsi mai completamente: rimane sospeso nello stadio della virtualità, dato che le informazioni provenienti dai suoi segni non sono volutamente intelleggibili, totalmente espresse, perdurando invece in uno scarto particellare di traccia, di lettera tronca, ossessiva, in grado di evocare, di creare rimandi solo se legata alla sfera mentale dell’osservatore. Questa presenza emblematica, che appare costantemente nei lavori, tagliata in frammenti rigidamente geometrici, sezionata nei suoi elementi compositivi, si intuisce essere la prima lettera di tutti gli alfabeti, posta a continuo richiamo del sistema comunicativo, quasi a sancire il mutamento esperienziale di un tempo spostato da una prima lontana origine ad un ipotetico punto finale. La A (di Aleph, di borgesiana memoria?) è il punto iniziale (oscuro, incerto...) dell’universo, il sintagma tronco dell’enfasi strumentale del Creatore, il primo moto manifesto del Verbo.
Nei lavori della Bogliacino, questa lettera pare subisca un processo di perdita dell’identità, per assumere altre valenze misteriose che rimandano ai codici indecifrabili dello spirito, agli strati sotterranei della memoria sensibile. L’insieme, spesso modificabile dei pannelli (alcuni dei quali, dove appare la A, sono trattati con una materia pittorica, quasi impalpabile e gli altri assumono l’aspetto plastico di pieghe e colate laviche brunile), richiama, per assonanza, l’essenza fluidica dei quattro elementi: ctonio terrestre, mobile acquatico, etereo arioso, serpentino infuocato.. .Si oscilla così da una visione originaria celata nelle pieghe dell’inconscio ad una percezione contemporanea che ne irrigidisce la naturalità raffreddandola nell’impressione tattile del metallo tecnologico. Questa condizione ossimorica è anche riscontrabile in due diversi livelli immaginativi: il primo, percepito nella reale distanza del passato, si coagula in un profondo e brulicante cosmo vulcanico, diluito in atmosfere pregnanti, mentre il secondo, più aereo nella sua nuova e ambigua superficie, diventa secca espressione di mobile e cristallina bidimensionalità, quasi una interfaccia proiettata verso un futuro virtuale. Infatti, se gli scomparti delle pieghe tridimensionali hanno abbandonato l’aspetto culturale delle garze sovrapposte e trattate, per rivestire l’aspetto naturale delle rughe dell’essere, con tutto il brillio dei loro pigmenti dorati, la pelle pittorica (su cui si adagiano le tracce della A) ne allontana l’insita naturalità, collocandola in una dimensione culturale più specifica: una dimensione che non può fare a meno del lucido intervento della mente, grande e necessaria codificatrice del possibile.


Miriam Cristaldi
Genova, maggio 1994



CENTRO CULTURALE VALDESE -  SALA PASCHETTO

TORRE PELLICE

Opere di Mariella Bogliacino dal 14 al 29 maggio 1994


Anche in questi ultimi lavori Mariella Bogliacino si interroga quale sia il rapporto fra colore e materia, quale nesso ci sia fra apparenza e sostanza, quale relazione si instauri fra la natura dei materiali, dei pigmenti, lo schema compositivo dell’opera e la percezione mentale.
Ancora una volta ritornano gli anagrammi con la lettera A che nei lavori precedenti componevano le parole amare, amore... Ora la lettera non essendo associata a null’altro che a se stessa, in un rimando quasi speculare, si identifica con l’acronimo di Arte. Inoltre l’artista inserisce nuove sfumature cromatiche alla sua tavolozza che si impreziosisce di tutte le sfumature del rosso, del bruno, del bronzo dorato. Sono colori ricchi di memorie dove si avverte, oltre ad una sottile eco alchemica, una forte emozionalità che si estrinseca nella turbolenza e nella fioritura della materia pittorica, quasi una metafora del Xαoς (Caos) primigenio che si sta trasformando in cosmo. La ricerca di Bogliacino va oltre l’assunto concettuale del simbolo grafico che si fa parola e diventa racconto, ma si trasforma in immagine e accende nuovi sguardi prospettici. Le sue investigazioni sul colore dilatano i tempi della percezione attraverso il gioco delle sovrapposizioni, delle trasparenze, delle stratificazioni e delle velature. Il protagonista è lo spazio: questo spiega perchè i suoi quadri a mò di installazioni si scompongono e si ricompongono in forme verticali e orizzontali; sono geometrie ossessionate dall’idea di libertà come ansiosa ricerca del proprio cammino. Tutto ciò lo si nota nel rigore delle cadenze ortogonali del substrato, della tavola che poi si raggruma, si rapprende in rugosità, in linee parallele e tutta l’architettura dell’opera si liricizza: al colore si contrappone la materia, al gesto il segno. E’ un dipingere che crea spessori, accenni tridimensionali, che ne rivendica l’aspetto ludico a favore di una nuova libertà mentale e lievità poetica nell’ideazione.


Aprile 1994
Giovanni Cordero